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Con l’Appennino nel cuore: la storia di Cascina Barbàn

Con l’Appennino nel cuore: la storia di Cascina Barbàn

Una valle selvatica, una cascina abbandonata, due vite intrecciate.

È questo l’incipit della storia di Cascina Barbàn, che vi racconteremo in un incontro mercoledì 12 maggio, dalle 21.

Siamo in Val Borbera, provincia di Alessandria, nell’Appennino liguro-piemontese: la valle prende il nome dal torrente che la forma, il Borbera, ed è circondata dalle montagne che la isolano dalle vallate circostanti proteggendola da ogni forma di inquinamento. Questo è un territorio, da scoprire a passo lento, nel quale Maurizio Carucci, contadino e cantautore, front-man della band Ex-Otago, e Martina Panarese, la sua compagna, si sono riconosciuti appena hanno incontrato la loro “casa”, a Cantine di Figino, anche se erano solo ruderi senza nemmeno una strada per raggiungerli.

In Appennino, raccontano, “si trova ancora il vero silenzio e il buio. C’è la possibilità di capire la nostra vera natura, da dove veniamo, quali sono le nostre priorità. Ma soprattutto, in questi luoghi popolati da altre creature e governati dalla natura, abbiamo la grande opportunità di ridimensionare il nostro ego”.

La loro azienda agricola che si chiama Cascina Barbàn, ad Albera Ligure, è nata a partire dal 2011 e poggia su solide spalle: Maurizio aveva già passato più di dieci anni a lavorare in agricoltura, in Valle Scrivia. Il loro è un progetto di comunità, oggi condiviso con un’altra famiglia – Pietro, Maria Luz e i loro due figli.

Dopo un’adolescenza estremamente vivace mi sono reso conto che in città non stavo bene, avevo un’infinità di domande e non trovavo mai risposte che meritassero. Mentre in campagna e in montagna mi sentivo sempre felice. Quindi ho fatto banalmente due più due.

Maurizio in un’intervista a Rolling Stone

La loro attività principale è la produzione di vino, da uve raccolte negli ultimi vigneti storici della Val Borbera, filari ricchi di molte le varietà di uva. Sul sito lo definiscono “un circo di biodiversità, praticamente un miracolo dei giorni nostri”. Poi c’è l’orto.

Crediamo che gli esseri umani, nonostante spesso non siano esseri proprio apprezzabili, si meritino qualcosa di più delle solite quattro varietà di frutta e di verdura. Da questa mentalità nascono prodotti non omogenei, che mutano a volte sensibilmente di anno in anno ma che fanno bene, nutrono, emozionano e ti raccontano da dove vengono e chi li ha allevati.

Vigne storiche di Cascina Barbàn

Recupero e tutela, quindi, ma anche sguardo fisso sul futuro. Maurizio, Martina e i loro diversi compagni d’avventura piantano nuovi vigneti e danno vita a progetti come AppenninoPOP, un documentario che racconta “l’altro volto” di questi luoghi, e tutte le possibilità e occasioni che solo qui si trovano, e sanno potrebbero rendere felici molte altre persone. Scoprendo i loro vini, il mangiar sano, il respiro lento di questi luoghi non potremmo essere più d’accordo: se in Appennino non c’è niente, dove si trova il tutto?

Il nostro approccio è un approccio che vorrei venisse visto come avanguardia. Non vogliamo essere catalogati solo come gente che guarda al passato. Anzi. Crediamo (che Cascina Barbàn) racchiuda le istruzioni per andare avanti.

Maurizio in una recente intervista al Corriere della Sera

Quello di Cascina Barbàn è un progetto dal forte valore territoriale e sociale: sul sito potete trovare tutte le informazioni che vi servono per organizzare un soggiorno o un’esplorazione a piedi della valle. D’estate, potete passare a trovarli per partecipare al Boscadrà, un piccolo festival all’aperto, di “agricoltura sostenibile, storie nuove e antiche, balli, musica e teatro”.

Il prossimo 12 maggio, mercoledì, alle ore 21 qui sul sito, proveremo a darvi, con l’aiuto di Martina e Maurizio, spunti concreti per chi desidera tornare in Appennino, oppure semplicemente per conoscere meglio questi luoghi: riabitare l’Italia degli Appennini è una rivoluzione possibile, di cui abbiamo davvero bisogno.


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