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Dalle alghe alla carne coltivata: cosa metteremo a tavola tra qualche anno

Dalle alghe alla carne coltivata: cosa metteremo a tavola tra qualche anno

Cosa mangeremo per salvare il mondo?
Abbiamo invitato Agnese Codignola, giornalista scientifica, al Grande Trasloco per scoprire quale sarà il destino del cibo. Questi sono alcuni dei temi più interessanti che abbiamo affrontato insieme.

LE DUE PANDEMIE
“Da diversi anni c’è una tendenza impressionante in tutto il mondo alla diffusione dell’obesità. Siamo abituati a pensare che sia una malattia diffusa solo nei paesi più sviluppati, ma in realtà da tempo è una tendenza diffusa tra le fasce più ricche e istruite della popolazione cercare di perdere peso. Paradossalmente l’obesità colpisce invece le fasce più povere perché a loro sono rivolte tutte le campagne di marketing del cibo “spazzatura”.
Vedo un parallelo tra queste due pandemie, l’obesità e il Covid-19, perché sono entrambe il risultato di un approccio al cibo che è totalmente folle, i frutti avvelenati di un sistema alimentare che non regge più.
Saremo obbligati a cambiare questo atteggiamento e approccio: a fare un Trasloco.
Molto dipende da ciascuno di noi. Le politiche degli stati e delle aziende cambiano in risposta agli umori dell’opinione pubblica: se le persone vogliono meno carne, l’azienda propone un surrogato vegetale. Questo significa che ciascuno di noi può fare qualcosa a partire dalle scelte di ogni giorno.”

AGRICOLTURA CELLULARE
“I grandi allevamenti hanno poco più di mezzo secolo di vita, sono stati creati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, allora c’erano molte meno persone sulla Terra. Oggi siamo circa 8 miliardi e aumenteremo, per questo da tempo c’è chi studia metodi per coltivare la carne.
La carne coltivata ha grandi vantaggi su scala industriale, incommensurabili rispetto alla carne animale. Ha un’impronta di carattere ambientale che è almeno del 90% inferiore rispetto a quella di un manzo di allevamento.
Questo perché non richiede terreno, non consuma acqua se non in minima parte, non produce emissioni, non produce deiezioni. Semplicemente è fatta di cellule muscolari messe in una piastra con opportune miscele di sostanze nutritive, priva di qualsiasi tipo di sostanza geneticamente modificata.
La grande novità di questi anni è che alcuni ricercatori hanno scoperto come far crescere le cellule muscolari in vitro. Quando si parla di carne in vitro o carne coltivata, io invito a riflettere sul fatto che non ha niente a che fare con la carne di origine vegetale molto di moda oggi ma ultra processata e piena di additivi.
La carne coltivata non richiede antibiotici, ormoni o farmaci di alcun tipo.
Bisogna informarsi e cercare di capire, poi liberamente scegliere.”

ALGHE
“Le alghe sono preferibili a verdure e legumi perché non hanno bisogno di niente. Un orto di verdure biologiche ha una resa più bassa, e per farla aumentare sono necessari fitofarmaci, additivi ecc. Sott’acqua questa necessità, a parità di proteine, oligoelementi, sali minerali, iodio, non c’è. Per coltivarle, dobbiamo semplicemente lasciarle crescere in mare. Ecco perché Bren Smith, che si occupa di coltivazione subacquea di alghe e crostacei con le sue aziende Thimble Island Ocean Farm e GreenWave, dice che dobbiamo “mangiare come i pesci”: i pesci si nutrono essenzialmente di alghe.
Negli ultimi decenni sono stati fatti studi sulle proprietà nutrizionali delle alghe, ma ancora non sappiamo esattamente quali siano le alghe migliori, quante possiamo mangiarne, cosa accumulano. C’è tantissimo lavoro di ricerca da fare.”

Le micro e macroalghe assorbono poi molta CO2 mentre crescono: questo è un elemento molto importante da considerare, perché per affrontare il cambiamento climatico non basta ridurre le emissioni di C02, dobbiamo riuscire a catturare ed eliminare un po’ di quella che è già nell’atmosfera.”

PESCI
“Nel mondo esistono delle aree marine definite in biologia dead zones, dove la concentrazione di ossigeno è talmente bassa che non cresce nulla e non c’è quindi alcuna forma di vita. Per preservare la biodiversità marina abbiamo inventato le aquaculture. Fino a qualche anno fa, le dead zones nel mondo erano 4 o 5, l’ultima rilevazione ne ha trovate 500. Questo ci dice che in realtà anche le aquaculture danneggiano l’ecosistema marino.

C’è uno squilibrio mostruoso nelle aquaculture perché il mercato chiede sempre lo stesso tipo di pesce. Fare la nostra parte significa quindi non comprare le orate allevate in Grecia ma pesci più piccoli, il pesce azzurro.
Il pesce però purtroppo accumula sempre mercurio (non solo di origine antropica ma anche naturale, rilasciato dai fondali) e le micro e nanoplastiche. I loro effetti sulla salute umana non sono noti, ma ciò che sappiamo per mercurio, cadmio e plastiche è che più il pesce è piccolo meno accumula. Moltissime linee guida dei Ministeri della Salute sconsigliano alle donne incinte di consumare pesci di grandi taglie. Noi possiamo spingere il mercato verso altre specie. In prospettiva nutrirci con la carne di pesce coltivata o simili sarebbe la scelta migliore.”

MEDUSE
“Un paio di anni fa uno studio ha dimostrato cosa è possibile ottenere dalla medusa disidratata: quello che non è acqua nella medusa è molto prezioso dal punto di vista nutrizionale. Noi abbiamo un problema di esplosione delle meduse nei mari che non sappiamo come contrastare. Uno dei massimi esperti europei di meduse mi ha spiegato che ad oggi in tutto il mondo nessuno sa come contrastare questo problema: le meduse abbattono il turismo, fermano gli impianti industriali, e creano molti altri danni, quindi anche l’Onu ha detto “mangiamole”.
Ma se le meduse filtrano l’acqua, noi mangiandole ingeriamo anche tutto quello che contengono? La risposta è “no”, perché tutto ciò che assorbono si concentra in una parte gelatinosa dell’ombrello che non è mai stata mangiata, non è buona. Oggi in Europa non sono consentite e commercializzate, ma ci arriveremo. C’è chi sta studiando come renderle commestibili: esistono già le chips!”

INSETTI
“Oggi 2 miliardi di persone mangiano insetti, è una questione culturale. Fino agli inizi dell’800, i crostacei erano considerati come insetti: era impensabile mangiare un gambero. Le cose poi sono cambiate. Gli insetti possono essere nutriti con scarti alimentari e non consumano niente. Studi molto recenti dimostrano la possibilità di coltivare carne di insetti. In Europa sono legali dal 2018, ma l’Italia è indietro. Francia, Spagna e Finlandia hanno nei supermercati i prodotti a base di insetto, soprattutto le farine, che hanno avuto un boom di vendite incredibile.”

Questo viaggio a tema Nutrire continua con il prossimo incontro del nostro romanzo-evento online Contro la povertà alimentare, con Roberto Sensi (ActionAid Italia) e Luciano Gualzetti (Caritas Ambrosiana) in programma mercoledì 31 marzo, ore 18, qui sul sito.


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