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Il superfood del futuro “made in Italy”

Il superfood del futuro “made in Italy”

Prosciutti, formaggi, vini, olio… siamo sempre molto orgogliosi del made in Italy. Prodotti tradizionali, ciascuno con caratteristiche legate al territorio. Ma il futuro potrebbe riservarci anche nuovi “made in Italy”. Tra questi, le alghe. In particolare la spirulina, cianobatterio che, come lascia intuire il nome, ha una forma a spirale se la si guarda al microscopio. Pur essendo conosciuta fin dall’antichità, è considerata, anche dalla Fao, uno dei superfood del futuro. È ricca di proteine, carboidrati e vitamine e la sua coltivazione ha un impatto ambientale molto basso, soprattutto se rapportato a quello della soia o della carne bovina.

Anche l’Unione Europea ha deciso di investire sulla produzione di alghe (non solo la spirulina) e dal 2014 al 2019 ha finanziato 355 progetti per un totale di 107 milioni di euro per la nascita e lo sviluppo di impianti. Non solo di alghe come alimento, ma anche per scopi farmaceutici, per la produzione di biocombustibili o per la depurazione delle acque. La produzione europea è ancora minima, 0,2 tonnellate pari a circa lo 0,57% di quella mondiale (33 milioni di tonnellate), ma è un inizio che punta sulla qualità e sulla sicurezza.

E in Italia negli ultimi vent’anni sono nate diverse aziende di produzione di spirulina e sulle confezioni in commercio campeggia ben visibile il fatto che sia italiana. È nata anche l’Unione spirulina biologica italiana (Usbi), alla quale aderiscono sette storici produttori presenti in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

Questa rete di imprese è nata tre anni fa, per riuscire a competere con i grandi produttori asiatici di spirulina. E abbiamo puntato subito sul biologico, perché è solo con un prodotto di qualità, controllato e certificato che è possibile stare sul mercato”.

Alessandro Algheri, presidente dell’Usbi

La spirulina di Usbi è certificata da Bioagricert di Bologna.

L’elemento bio più importante è la qualità dei sali minerali con cui nutriamo le nostre alghe. In questi mesi caratterizzati dalla pandemia abbiamo visto crescere la richiesta dei nostri prodotti. Perché le persone desiderano sempre di più un prodotto sicuro, controllato in tutti i suoi processi (dall’acqua utilizzata ai sistemi di essicazione) e italiano. Un prodotto di cui possono facilmente conoscere la filiera, visto che sul nostro sito c’è l’indicazione delle aziende aderenti.

Alessandro

Il settore delle alghe in Italia, e in particolare quello della spirulina, ha ancora dimensioni ridotte. Nel 2018 è nata l’Associazione italiana per lo studio e le applicazioni delle microalghe (Aisam), alla quale aderiscono, in particolare, ricercatori delle Università di Padova e di Firenze, dove ci sono laboratori dedicati. E pure la Fondazione Cariplo ha deciso di sostenere questo settore. Con oltre un milione di euro, ha contribuito alla nascita a Rivolta d’Adda (in provincia di Cremona) del “Polo delle microalghe” dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, in cui vengono studiati e sperimentati nuovi metodi di trattamento e valorizzazione di reflui e sottoprodotti agro-zootenici e caseari.

Di cibo del futuro abbiamo parlato con la giornalista scientifica Agnese Codignola. GUARDA IL VIDEO DELL’INCONTRO.


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