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Nutrire il futuro – la playlist video del Grande Trasloco

Nutrire il futuro – la playlist video del Grande Trasloco

L’umanità, noi e tutti voi, è in trasloco. Con passo insicuro, scegliendo cosa tenere e lasciare lungo la strada, ci muoviamo verso il futuro. Carichi di domande, molte delle quali sono senza risposta. Di fronte a noi, un mondo da ricostruire.

Il Grande Trasloco è il racconto corale di questa migrazione nel mondo di domani, interpretato dalle voci di ospiti autorevoli, persone capaci di guidarci con lo stesso intuito con cui in passato altri sono stati capaci di orientarsi guardando le stelle.

Il primo terreno sul quale ci siamo misurati è quello del cibo: Nutrire noi stessi, e la Terra che da sempre a sua volta ci dà da mangiare. Per muovere i primi passi, avevamo bisogno di uno sguardo capace di abbracciare il presente e il passato del cibo: per questo siamo andati a Pollenzo (CN), nella sede della prima Università di Scienze Gastronomiche al mondo, dove abbiamo incontrato Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food. A lui abbiamo chiesto come immagina il cibo di domani.

Per affrontare il problema del cibo, credo sia necessario rafforzare la produzione locale in ogni angolo del Pianeta: questo è l’obiettivo primario dell’umanità. Ogni territorio deve produrre la maggior parte del cibo di cui ha bisogno, facendo in modo che la produzione non abbia effetti negativi sull’ambiente.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Se il futuro è locale, e ha un impatto il più lieve possibile sul territorio, allora dobbiamo ripensare le filiere dell’agroalimentare. Dal Piemonte siamo tornati a Milano, per incontrare il maestro panettiere Davide Longoni. I cereali non passano mai da troppe mani prima di arrivare tra le sue, nel laboratorio di via Tertulliano, dove crea relazioni che intrecciano il futuro di produttori, territori e consumatori.

Le città possono e devono ritornare a produrre cibo perché riscoprire il rapporto tra il territorio e la produzione di cibo è una delle chiavi di lettura per dare una prospettiva di contemporaneità al mestiere dell’artigiano.

Davide Longoni, panificatore

Il futuro del cibo, dunque, è una questione di scelte. Anche etiche: sappiamo che il nostro consumo di carne dovrà notevolmente ridursi, e al contempo non disponiamo di quel famoso “Planet B” da trasformare in un gigantesco campo coltivato per nutrire con una dieta vegetale tutti gli abitanti del pianeta. Quali alternative abbiamo? Ce lo ha raccontato Agnese Codignola, ieri ricercatrice oggi divulgatrice scientifica. In fondo, il futuro nasce sempre da un pensiero scandaloso, radicalmente alternativo: coltivare sott’acqua, per esempio.

Per aumentare le rese sul pianeta l’unica cosa che possiamo fare è usare fitofarmaci o additivi. Sott’acqua, invece, non ce n’è alcun bisogno. Dovremmo “mangiare come i pesci”: loro vivono in un equilibrio circolare, e si nutrono essenzialmente di alghe.

Agnese Codignola, giornalista scientifica

Le politiche di Paesi e aziende in materia di cibo cambiano in risposta agli umori dell’opinione pubblica: per questo dobbiamo lavorare per diffondere stili di vita più sostenibili, anche tra i più fragili. Non solo sostenendo nella maniera più immediata chi ci chiede aiuto – la spesa sospesa, un pacco alimentare – ma combattendo all’origine le disuguaglianze. Serviranno idee con radici ben piantate nella concretezza, nella realtà: per questo abbiamo interpellato ActionAid Italia e Caritas Ambrosiana.

Una comunità che reintegra quelli che ha escluso, in un percorso di trasformazione in cui ciascuno si senta il protagonista attivo della propria vita, può essere il motore del cambiamento. Bisogna riattivare le comunità.

Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana

Scegliamo di portare con noi l’idea che ciascuno possa mettersi in gioco per attivare un cambiamento nel proprio territorio, e nella comunità in cui vive. Ma come metterlo in pratica? Siamo andati fino in Val Varaita, tra le Alpi cuneesi, per chiederlo a qualcuno che lo ha fatto: Juri Chiotti, gestore del ristorante – ormai azienda agricola – “REIS cibo libero di Montagna”, che ha avuto il coraggio di mettere alla prova la propria cucina (gli è valsa una Stella Michelin a 25 anni) salendo in montagna, da dove immagina il futuro del luogo in cui è nato.

La bellezza di un territorio è sempre il frutto del lavoro dell’uomo. Tenere pulito un prato, o in piedi un muretto. Ripulire dalle foglie il bosco in autunno per riutilizzarle come lettiera degli animali. Quello che voglio cercare di dimostrare, prima a me stesso e poi agli altri, è che un altro modo di vivere, e di consumare, è possibile.

Juri Chiotti, chef stellato

L’incontro con Juri ha suscitato in noi molte domande. Cosa significa abitare un luogo? Ha senso immaginare di costruire il futuro nei luoghi che altri hanno abbandonato in nome del “progresso”?
Ne parleremo con lo scrittore Paolo Cognetti nel primo incontro del prossimo capitolo: Abitare. Ti aspettiamo qui sul sito mercoledì prossimo, 14 aprile, alle ore 21.


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