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Per affrontare l’insicurezza alimentare ripartiamo dalla comunità

Per affrontare l’insicurezza alimentare ripartiamo dalla comunità

Dopo il primo lockdown è raddoppiato il numero di persone che non riesce a fare la spesa. Succede anche a Milano, nella capitale economica del paese. 5000 famiglie ricevono aiuti alimentari dalla Caritas e dal Comune.

Le immagini delle persone in fila fuori dagli empori della solidarietà nel quartiere popolare della Barona mostrano quanto è profonda la piaga del lavoro “sommerso, precario e malpagato su cui galleggia la Milano delle eccellenze”.

Si apre così l’incontro organizzato in collaborazione con Caritas Ambrosiana e ActionAid Italia. Dopo aver parlato di diritto al cibo, filiere e alimentazione del futuro, affrontiamo un altro tema fondamentale per il mondo di domani: come garantire a tutti l’accesso al cibo di qualità. E proviamo a passare dall’analisi dell’emergenza al racconto delle politiche che questi mesi possono ispirare. Come possiamo cambiare le cose.

“Tutto questo” – afferma Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana – “ci mostra uno spaccato del mondo del lavoro in cui tante persone non hanno diritti che noi diamo per scontati. A Milano non si muore di fame, perché ci sono i pacchi, gli empori, le mense: il vero problema è che molte persone non hanno un reddito oppure non hanno un contratto, e di conseguenza la possibilità di accedere a ristori e cassa integrazione.”

“La povertà alimentare è causata principalmente dalla incapacità economica di accedere al cibo” – come sottolinea Roberto Sensi di ActionAid Italia – “ma è un fenomeno multidimensionale.” Una difficoltà emersa è anche quella di accedere fisicamente al cibo, sperimentata da anziani, disabili, positivi al Covid.
Guardare al cibo dalla prospettiva dei diritti, non da quella di un bisogno da soddisfare, può essere la chiave per contrastare questo fenomeno. Ciò implica riportare al centro la persona, e non il suo bisogno. Dal cibo passa la possibilità di promuovere la realizzazione personale delle persone.

In questo senso “per attaccare la povertà alimentare dobbiamo affrontare le disuguaglianze: immaginare una società che si prenda in carico il diritto ad una casa adeguata per tutti, l’accesso all’istruzione, pasti completi per tutti i bambini nelle mense scolastiche” – dice Luciano Gualzetti. “Il mondo dovrà fare i conti con queste contraddizioni: istituzioni e imprese, non solo la Caritas, dovranno affrontare la situazione.”
Promuovere l’accesso universale per bambini e bambine alle mense scolastiche è un tema che ci ricollega a quello affrontato da Agnese Codignola la scorsa settimana: l’altra pandemia, quella dell’obesità, legata all’incapacità di nutrirsi con cibo sano.
Il fenomeno della povertà alimentare, infatti, colpisce soprattutto bambini e ragazzi: per molti, il pasto in mensa è l’unico equilibrato a livello nutrizionale della giornata.

Nell’hinterland di Milano, a Corsico, ActionAid ha lavorato per costruire una food policy locale (di food policy avevamo già parlato qualche settimana fa). L’obiettivo è innovare le filiere dell’assistenza alimentare rendendole territoriali e guardando alla qualità del cibo distribuito alle famiglie. “Durante la pandemia, quindici famiglie che avevano grande necessità hanno ricevuto un pacco integrato da prodotti provenienti dal Parco Agricolo Sud Milano, corredati di ricette”. Questo nell’ottica di educare ad un’alimentazione sostenibile e sana: “se vogliamo incidere sul fenomeno e non soltanto intervenire sul bisogno”, dice Roberto Sensi, “bisogna agire a 360 gradi”.

Un altro tema è quello delle eccedenze alimentari: oggi il 60% della filiera alimentare assistenziale è composta da eccedenze. Il rischio è quello di distribuire viveri senza agire sui problemi strutturali del sistema.

Ai miei volontari dico sempre: “non dobbiamo essere contenti se abbiamo la fila fuori, saremo contenti quando la azzereremo. Quando metteremo queste persone nelle condizioni di non chiedere più aiuto: rimuovendo le cause del problema riusciremo davvero a fare il bene di quelle persone.” racconta Gualzetti.
Una comunità che re-include quelli che ha escluso, in un percorso in cui ciascuno si senta il protagonista del cambiamento della propria vita, quindi, può essere il motore del cambiamento. Molte delle realtà assistenziali si fermano al semplice aiuto, bisogna invece rientrare in una logica di ri-attivazione delle comunità.

In questo momento storico vediamo una ricchezza di interventi che va oltre gli attori tradizionali: a Milano ma non solo, in tutte le città d’Italia, comunità e quartieri si sono attivati per aiutare le persone: tutto questo potrebbe diventare un momento di riflessione, per condividere le buone pratiche di innovazione, favorire le sinergie, l’efficacia e l’efficienza degli interventi.

È tempo di politiche attive di contrasto all’emergenza alimentare: in Italia, al momento, non esistono. Nel frattempo, per riportare l’attenzione della politica sul tema della fame in Italia, ActionAid ha chiesto di inserire nella prossima Legge di Bilancio un fondo di solidarietà alimentare.

Il nostro prossimo appuntamento intreccia il tema della nutrizione con quello dell’abitare: lo racconta l’esperienza dello chef stellato Juri Chiotti, che ci mostrerà come con la propria attività imprenditoriale ciascuno di noi possa essere motore di cambiamento per il proprio territorio. Vi aspettiamo mercoledì 7 marzo alle ore 21 qui sul sito.


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