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Persone che salvano persone: intervista a Cecilia Strada

  • Appuntamento mercoledì 8 settembre, ore 18

“People saving people” è il motto di ResQ, una nave che si è unita alla flotta civile italiana per soccorrere i migranti in mare. ResQ è il progetto umanitario in cui è impegnata Cecilia Strada, al quale aderiamo anche noi di Fa’ la cosa giusta! e Terre di mezzo. La prima operazione di salvataggio, il 13 agosto 2021, ha portato in salvo 166 naufraghi, sbarcati nel Porto di Augusta. Ora ci si prepara alla prossima missione. 

Ad accoglierla, al suo rientro a terra, l’abbraccio di tutte le persone – milioni – che hanno un motivo per essere grati al lavoro di Emergency e a Gino Strada. Qui a Milano, a Casa Emergency, sono state migliaia le persone venute a salutarlo.     

Cecilia Strada è stata “la prima centralinista di Emergency” – come ha raccontato in una intervista del 14 agosto 2021 al Corriere della Sera – per poi diventarne presidente dal 2009, dopo la morte della madre Teresa Sarti, al 2017.

Anni in cui ha lavorato per “nutrire, crescere e portare nel mondol’idea di medicina e diritti umani di Emergency, come scrisse lei stessa su Facebook annunciando la fine della sua presidenza. Un lavoro “di informazione, controinformazione e testimonianza riguardo ai teatri di guerra e alle possibili soluzioni da adottare” che “ha permesso e permette a molti di conoscere realtà complesse, di aprire orizzonti diversi e di creare spazi di impegno decisivi per il progresso della società” che le è valso nel 2018 il Premio Nazionale Cultura della Pace.

Da sempre impegnata sul fronte dei diritti umani, prima dell’avventura con ResQ, dove si occupa principalmente della comunicazione, è stata membro dell’equipaggio della ONG Mediterranea. Ha scritto due libri, “Sulla nostra pelle. Le missioni di pace uccidono. Anche quelle italiane” (2012) e “La guerra tra noi” (2019), entrambi editi da Rizzoli.

A Cecilia Strada chiediamo di raccontarci quale nuovo significato assume oggi la parola cura. La realtà in questo ci offre fin troppi spunti di riflessione. Un’emergenza sanitaria non ancora conclusa, che per poter rientrare chiede una presa di responsabilità collettiva. La drammatica crisi in Afghanistan (terra dove Gino Strada ha vissuto per sette anni, e negli ospedali di Emergency dal 1999 sono stati curati più di 7 milioni di persone) e l’urgenza di attivare corridoi umanitari e dare una risposta di solidarietà corale a questo popolo che oggi si sente tradito. Infine, la “cura” necessaria per generare un futuro diverso, dove la salute sia un diritto per tutti. Un mondo dove non ci siano più vittime di mine antiuomo da curare, un mondo in cui il lavoro di Emergency e ResQ non sia più necessario. Come ha detto bene proprio Cecilia: “che tu possa finalmente vedere gli ospedali di guerra svuotarsi di feriti e riempirsi di rose”.

Vi invitiamo a seguire l’intervista a Cecilia Strada mercoledì 8 settembre, ore 18, qui sul nostro sito


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